Pubblicazioni

IL PASTO DI LEGNO – POETILANDIA EDIZIONI LULU.COM – 2009

 

(Estratto Il pasto di legno)

(…) Tante voci dentro ‘Il pasto di legno’, tanti indizi, accuse, sermoni e incoraggiamenti. Tanti modi d’inseguire e rappresentare la perfezione e la vita con mille angolature possibili e immaginabili, la paura, il vuoto, il sacrificio, la carezza… la cura, cura come svisceramento, come ricerca del non principio e della non fine, come carezza al tempo del bisogno, del dolore, dell’assenza.
Una sorta di transfert continuo attraverso cui le infinite proiezioni di una sola protagonista, ossia, la Vita, passano e ripassano, scindendo l’anima nelle sue infinite possibilità di combinazione. (…)
Una concezione eroica della vita, ai limiti dell’abnorme che a volte sgomenta, un sanguinare della pagina, un tormento che sconfina nell’estasi, quando il trapasso dall’una all’altra delle sfere emotive si fa agile vascello nel mare della metafora, assurta a dimensione onirica, mai come in queste liriche. (…)

(dalla Prefazione, Anna Maria Fabiano)


frontiere

LE FRONTIERE DELL’ANIMA – LIBERODISCRIVERE EDIZIONI – anno 2006

 

(Estratto Le Frontiere dell’anima)

Marina Minet è Artista dell’Indugio, nel senso più ampio e nobile del termine. (…)
In Marina Minet si potrà scorgere una passione tracimante dissimulata da un’eleganza stilistica che ha pochi eguali nell’attuale panorama della letteratura poetica italiana, una specificità così accentuata da rendere improbo e arbitrario un qualsivoglia accostamento; così, anche il più intenso degli amori si fa canto di perizia e d’innocenza ed anche il più livoroso sentimento diviene Arte di Ricamo e Cesello di Grazia. (…)
“Le Frontiere dell’Anima” è una selezione delle migliori opere che Marina Minet ha finora scritto nel corso della sua prolifica carriera letteraria; ci è sembrato utile suddividere il libro in tre sezioni che fossero fra loro omogenee per stile e, al contempo, rappresentative delle tematiche che ci è parso di rilevare con maggiore frequenza. Così, come suggerito dal titolo della prima sezione, i “Canti della Muta Appartenenza” riflettono tutto quanto concerne il background emotivo della poetessa Minet, intenta ad affermare con intensità il patrimonio dei propri legami, affermazione quasi assurta ad ‘apologia delle radici’; e in verità, leggendo queste prime undici liriche, non c’è nulla che l’autrice celi: la sua identità di donna, madre e figlia; l’orgoglio per la sua terra, quella Sardegna che tanto permea l’anima dei suoi abitanti; la propria stessa essenza di poetessa:
Dei Poeti, amo i timori
La nobiltà delle ferite
Rivestite di magnolie”,
versi che ci dicono qualcosa non sul poeta in genere ma tutto su cosa Marina Minet intenda con questo termine. Dell’Orgoglio. Della Lealtà. Della Dignità. Perché questa, ancora una volta, è Marina Minet.

(dalla Prefazione, Manuele Dalcesti)


so di mio padre, me, marina minet

SO DI MIO PADRE, ME – CALIPSYA EDIZIONI – 2010

e book )

“Un grano di rubino”, così complesso e prezioso, così singolare è il tema di questa raccolta di Marina Minet, una poetessa che certo arrotonda le immagini in versi semplici, scorrevoli come fossero naturali. La raccolta, divisa in due parti, nella prima prima “Tenere rovine” è come se preparasse alla seconda, con il suo lineare e delicato soffio d’infanzia, incastrata in immagini nitide e snelle tanto da sembrare visibili in noi, nel nostro stesso percorso di vita. La seconda parte invece descrive il nocciolo della raccolta e dà, pertanto, anche titolo all’intera silloge: la figura paterna. Se nella prima parte è modellata tra le immagini, l’inconsapevolezza, la freschezza dell’infanzia, nella seconda, attraverso la figura del padre, si nota la forza di questo io che cresce tuttavia consapevole, ben lucido a trasmettere l’idea di sé e la propria identità, formata forse di riflesso alla figura del padre, quasi percepito come un “ostacolo molesto”. Attraverso la figura del padre, appunto, l’io identifica e conosce se stesso. Più volte infatti viene nominata la verità tra le righe, perché dalle piccole verità di un padre, cresce e viene modellata la coscienza di un figlio: “La verità del buio è l’incoscienza”. Un disegno complesso questa figura del padre, che raffigura in pochi versi diversi sentimenti umani quale l’orgoglio, l’ira, la tenacia, la volontà ed altri. Dietro questi sentimenti si nasconde una figura paterna quasi dispotica, di forza troppo sconfinata per un figlio, quasi fosse un dio: “Niente muore del tuo regno”; ma al contempo, una figura paterna debole che cerca di vincere le proprie sconfitte. Il tutto, chiude poi quasi in modo amaro: “Lo sguardo al passato è un destino”, con la consapevolezza che tutto, i sentimenti, le nostre storie, facciano parte della nostra vita, formando il nostro destino.

(Anila Resuli)


Onorano il castigo

ONORANO IL CASTIGO – COLLANA SCRITTURE CLANDESTINE, QUADERNO N.1, A CURA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE LUCANIART – 2012

La poesia non ha mete.
Quando arriva è sempre una nascita

(Marina Minet)

Si inoltra nei labirinti e nelle pieghe più remote dell’animo umano la poesia di Marina Minet, che con la parola poetica scandaglia in un vortice impetuoso e dirompente ogni anfratto, ogni trama della coscienza, ogni cosa fittizia mascherata a nuovo, smuovendo e (dis)velando falsità e ipocrisie, maschere e comode verità, “le carezze senza tatto e le virtù/ disseccate sotto il sole” ostentate senza etica. Si vive infatti senza più speranza di salvezza, “siamo crepe senza santi” scrive in un bellissimo verso della raccolta, a sottolineare la brutalità di parole e gesti svuotati e privi ormai di qualsiasi pietà o grazia.
E’ una poesia scomoda quella di Marina Minet che non ha paura di puntare l’indice contro un mondo che ci piega a suo volere e piacimento e contro chi si lascia modellare per comodato o quieto vivere.
Ed è in questo rifiuto che la sua poesia diventa poesia della “resistenza”. Di una resistenza interiore che non lascia pace, né silenzio al verso, che non perdona alcuna resa, alcun compromesso“stringendo ancora umanità fino a morirne”.
C’è nei suoi versi il coraggio di virare dove l’acqua è alta, in bilico, un dibattersi senza posa, accettando un destino da percorrere per intero, tra luci e ombre, sentieri scoscesi e impervi. In territori della coscienza desolati e disabitati, dove la vita sembra farsi prossima alla morte e dove la parola muore e rinasce, si reinventa “a rotazione”, assetata fino all’inverosimile di umanità e vita.

(Maria Pina Ciancio)


 

delle madri

DELLE MADRI – EDIZIONI L’ARCA FELICE 2015

Esplora l’universo personale e collettivo dei rapporti madre-figli questa nuova raccolta poetica della scrittrice sarda Marina Minet, privilegiando ora un atteggiamento più diretto, ora una visione più oggettiva e distaccata.  Ne emerge la singolare capacità di rivelare e di scandagliare con le parole emozioni e sentimenti dell’animo umano, per portare alla luce contenuti consci e inconsci, talvolta anche scomodi, ma che ci riguardano e ci appartengono. Anche per questo la sua è una poesia onesta e coraggiosa, che si espone senza temere critiche, né giudizi.  Vibra in questi versi l’esaltazione della maternità (“il grembo prodigioso”), delle sue fasi e dei suoi mutamenti, l’amore verso i figli e viceversa. Un amore primordiale e viscerale carico di infinite sfumature e mutamenti, che mette a nudo tutta la forza espressiva e l’originalità stilistica della sua poesia. La capacità di ascoltare voci e silenzi (fuori e dentro di sé) e di tracciare attraverso i versi, mappe illuminanti e folgoranti di pensiero.  Un colloquio interiore (nel doppio ruolo di madre-figlia) intessuto di gesti, memorie, certezze ancestrali, che si fanno universali e che stanno dentro la luce e il bene. A tratti c’è sofferenza, preghiera, invocazione. Consapevolezza che i sentimenti restano anche quando non appaiono, e vivono, seppure contrasta(n)ti o nascosti, come “le radici che solcano la terra, tramando la loro forza sotto l’ombra”. Vive dentro questi versi la voce potente della Sardegna. E proprio alla terra natia (richiamando il culto della Grande Madre dell’età nuragica), si rivolge nei versi di chiusura, con un’invocazione d’amore, che chiude metaforicamente il cerchio figlio – madre – terra “La mia terra è un vento informe / e mi scorre nelle vene / come il sangue di mia madre”. (…)  “Delle madri” è un libro dell’appartenenza in cui ci si trova spesso coinvolti, perché vero, perché l’amore è sempre dentro e oltre qualsiasi imperfezione, perché la bellezza e il fascino poetico è superiore.  Si legge fino alla fine con gli occhi e col cuore, con commozione e partecipazione.

(dalla Prefazione, Maria Pina Ciancio)