Simone Weil – Pensiero

Simone Adolphine Weil

Simone Adolphine Weil

La scienza, l’arte, la letteratura, la filosofia che appaiono solo come forme di sviluppo della persona costituiscono un ambito in cui si registrano successi straordinari, gloriosi, che mantengono in vita certi nomi per migliaia di anni. Ma al di sopra di quest’ambito, molto al di sopra, separato da un abisso, ve ne è un altro in cui si situano le cose di primissimo ordine. Queste sono essenzialmente anonime.

 Simone Weil

 

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Marina Minet vince il “IX Premio Letterario Città di taranto per la poesia inedita”

LucaniArt Magazine

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Marina Minet vince la IX edizione del Premio Letterario Nazionale Città di Taranto, per la sezione poesia inedita senior, con il testo poetico “Così vicino agli occhi ”. La cerimonia premiazione si è tenuta a Taranto il 26 giugno 2015 nella Sala Conferenze della Biblioteca Civica Pietro Acclavio.

Nel corso della serata sono stati decretati i premiati e i vincitori anche delle altre sezioni in concorso. La giuria del premio, composta da Cosimo Argentina (presidente di giuria, scrittore), Luciano Nuzzo (direttore editoriale Print Me Edizioni), Angela Ferilli (scrittrice), Maria Cardone (fotografa, editor), Rosalia D’Arcangelo (poetessa), Pamela P.Zilli (addetto stampa Le Muse Project), Silvana Pasanisi (poetessa), dopo attenta valutazione delle opere partecipanti a questa IX Edizione del Premio Letterario Nazionale Città Di Taranto, ha decretato gli elaborati poetici e narrativi degli autori che hanno superato la prima selezione.

Sui 23 finalisti in elenco provenienti da tutta Italia,

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Pensieri di Simone Weil

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Bisogna soltanto sapere che l’amore è un orientamento e non uno stato d’animo. Se lo si ignora, si cade nella disperazione al primo contatto con la sventura.
Chi riesce a mantenere la propria anima orientata verso Dio mentre un chiodo la trafigge, si trova inchiodato al centro stesso dell’universo. È il vero centro, che non sta nel mezzo, che è fuori dello spazio e del tempo, che è Dio.

Simone Weil

Il grande enigma della vita umana non è la sofferenza, è la sventura. Non c’è da stupirsi che degli innocenti siano uccisi, torturati, cacciati dal proprio paese, ridotti in miseria o in schiavitù, chiusi in campi di concentramento o in carcere, dal momento che esistono i criminali capaci di compiere tali azioni. Non c’è nemmeno da stupirsi che la malattia infligga lunghe sofferenze che paralizzano la vita e ne fanno un’immagine della morte, dal momento che la natura soggiace a un cieco gioco di necessità meccaniche. Ma c’è invece da stupirsi che Dio abbia dato alla sventura il potere di afferrare l’anima degli innocenti e di appropriarsene da padrona assoluta. Nel migliore dei casi, chi è segnato dal marchio della sventura riuscirà a salvaguardare solo metà della propria anima.

Simone Weil

I vincitori del Premio Isabella Morra 2015

LucaniArt Magazine

premio isabella morraSono ormai noti da qualche giorno i vincitori del prestigioso Premio Internazionale Isabella Morra, giunto ormai alla V edizione e che vede coinvolte per questo evento culturale la città di Valsinni in Basilicata e la città di Monza.
Il Premio letterario Isabella Morra, il mio mal superbo 2015, anche quest’anno ha avuto il privilegio di avere come Presidente Onorario il poeta Guido Oldani, una delle voci più significative della poesia contemporanea che ha presieduto la giuria composta da Antonetta Carrabs, Amedeo Anelli, Iride Enza Funari, Ettore Radice, Alessandra Arcadu, Giulia Occorsio, Paolo Pezzaglia, Giuseppe Masera, Tiziana Soressi, Simona De Simone.
Hanno partecipato al Premio molti testi, alcuni anche dall’estero – ha dichiarato Maria Alberta Mezzadri, Presidente di giuria Premio Morra – per la giuria la lettura delle poesie è stata intensa e la scelta difficile. In particolare, una sezione del premio è stata dedicata agli adolescenti che…

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Un nuovo successo per il libro “Storie minime” di Maria Pina Ciancio

LucaniArt Magazine

storie minime - maria pina ciancio

Dopo i successi lusinghieri dello scorso anno, il libro “Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro”(Fara Editore, 2009) di Maria Pina Ciancio ottiene un nuovo importante riconoscimento fuori regione, la vincita del I Premio Letterario Internazionale “Gaetano Cingari 2015” per la sezione libro edito.
La tematica dei versi, sicuramente attuale e collettiva, offre una reinterpretazione in chiave personale delle dinamiche sociali e delle contraddizioni tra arcaicità e modernità che caratterizzano un Sud presente e attuale, fatto di mutamenti e (s)radicamenti, di partenze e di ritorni. (…)

continua a leggere l’articolo su La Siritide _ http://www.lasiritide.it/article.php?articolo=4937

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Poesia straniera. Simone Weil

LucaniArt Magazine

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La porta

Aprite la porta, dunque, e vedremo i verzieri,
Berremo la loro acqua fredda che la luna ha traversato.
Il lungo cammino arde ostile agli stranieri.
Erriamo senza sapere e non troviamo luogo.

Vogliamo vedere i fiori. Qui la sete ci sovrasta.
Sofferenti, in attesa, eccoci davanti alla porta.
Se occorre l’abbatteremo coi nostri colpi.
Incalziamo e spingiamo, ma la barriera è troppo forte.

Bisogna attendere, sfiniti, guardare invano.
Guardiamo la porta; è chiusa, intransitabile.
Vi fissiamo lo sguardo; nel tormento piangiamo;
Noi la vediamo sempre, gravati dal peso del tempo.

La porta è davanti a noi; a che serve desiderare?
Meglio sarebbe andare senza più speranza.
Non entreremo mai. Siamo stanchi di vederla.
La porta aprendosi liberò tanto silenzio

Che nessun fiore apparve, né i verzieri;
Solo lo spazio immenso nel vuoto e nella luce
Apparve d’improvviso da parte a parte, colmò il cuore,
Lavò gli occhi quasi…

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Volti

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lumi

Raccoglie lividi, il tempo
oltre le cortecce che onorano i boschi
il canto delle allodole si spezza
e si fa cenere di fronte alle ragioni
e a tutte le metropoli abitate

Le crepe della fede tracciano la storia
come le parole sfiorite nella gola
in questo esempio di umanità mai sazia
di sepolcri

Sono di tutti i mari
e troppo sole le terre di chi non ha più nome
lanciando il volto ai giorni
col peso della morte nelle scarpe

20 aprile 2015, Marina Minet

Se questo è un uomo di Primo Levi

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 Se questo è un uomo

 

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

 

Je suis l’umanità indifesa – di Gassid Mohammed

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Il Golem Femmina

“Il silenzio delle loro morti mi assilla le orecchie”

JE SUIS L’UMANITà INDIFESA, VIOLENTATA E DIMENTICATA

di Gassid Mohammed

la vignetta che mi ha più commosso nella mia vita (G. M) la vignetta che mi ha più commosso nella mia vita (G. M)

Non esiste nessun uomo sulla faccia della terra che abbia più valore di un altro. Nessuno ha più dignità di un altro. Siamo tutti umani allo stesso livello, e tutti abbiamo il sangue rosso e le ossa bianche. Tutti aspiriamo ossigeno ed espiriamo anidride carbonica. Nessuno toglie la sete con l’olio ma con l’acqua, e nessuno cammina in aria o sull’acqua ma sulla terra.

Scrivere questa cosa è una banalità, mi direte, sono cose ormai ovvie, e che nessuno è contrario a ciò.

Che l’epoca di Hitler è ormai tramontata, e che il sole dell’umanità è sorto su di noi.

E invece non è così.

Se siamo tutti d’accordo su ciò con le parole, non lo siamo con il…

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La Via Crucis di Mario Luzi

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(recitata da Dino Becagli su sottofondo di John Debney “Passion of Christ”)

*

Padre mio, mi sono affezionato alla terra

quanto non avrei creduto.

È bella e terribile la terra.

Io ci sono nato quasi di nascosto,

ci sono cresciuto e fatto adulto

in un suo angolo quieto

tra gente povera, amabile e esecrabile.

Mi sono affezionato alle sue strade,

mi sono divenuti cari i poggi e gli uliveti,

le vigne, perfino i deserti.

È solo una stazione per il figlio Tuo la terra

ma ora mi addolora lasciarla

e perfino questi uomini e le loro occupazioni,

le loro case e i loro ricoveri

mi dà pena doverli abbandonare.

Il cuore umano è pieno di contraddizioni

ma neppure un istante mi sono allontanato da te.

Ti ho portato perfino dove sembrava che non fossi

o avessi dimenticato di essere stato.

La vita sulla terra è dolorosa,

ma è anche…

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30. Il cinema di Gianni Di Gregorio

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© RUBRICA “SGUARDI E ASCOLTI DAL MONDO” a cura di M. Lizzadro

Gianni Di GregorioGianni Di Gregorio

Vuoi per il suo esordio tardi alle soglie dei sessant’anni, vuoi per la forte componente autobiografica presente nei suoi film e vuoi per quel qualcosa di inspiegabile vagamente definibile come “simpatia”, fatto sta che il cinema di Gianni Di Gregorio non è conforme a nessun altro tipo di cinema e mi piace tanto. Un cinema apparentemente semplice che parla di cucina e di vino, di Roma e di allusioni Felliniane, di indolenza e di donne, di afa e di desolazione insomma di quell’equivalenza fra la vita ed il cinema cara ad alcuni dei più grandi registi. Gianni Di Gregorio è nato il 19 febbraio 1949 a Roma ed è un attore, sceneggiatore e regista. Fin da bambino nutre un forte interesse nei confronti del cinema. Dopo gli studi liceali si iscrive all’università ma non si…

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Violeta Parra – Gracias a la vida

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Violeta Parra

Violeta Parra

(cantata da Claudia Lopez Bascuñan)

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha, de mis pies cansados
Con ellos anduve, ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto
Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.

(Violeta Parra)

Poesie del Padre – Di padre, s’attende l’attesa

Il Golem Femmina

(c) Maurizio Galimberti (c) Maurizio Galimberti

La tenerezza di Joe infatti, era così straordinariamente proporzionata ai miei bisogni, da rendermi un bambino nelle sue mani. Sedeva e parlava con me con l’antica confidenza, l’antica semplicità, ‘antico modo conciliante e protettivo, così da farmi quasi credere che tutta la mia vita sucessiva ai giorni della vecchia cucina, fosse una delle sofferenze causatemi dalla febbre, che ora era passata. Faceva per me ogni cosa….

(da Grandi Speranze, di Charles Dickens)

Di padre

Di padre s’apprende il nome.
La mano muta nell’abbandono
Fra cancelli ancora suggellati
Su svelte scarpinate in vie di fuga.
Coraggi assediati sul costato
Fra attimi sbiaditi in pause
Al poi trarne avviso nei domani.

Di padre s’apprende il credo
La lotta avviata su strade inesplorate
Sterminate da bandiere disuguali
Ai venti primi in fila
Proni agli estuari.

S’apprende il taglio di mete andate a colpa
La piena degli imbrogli necessari

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La storia della cioccolata di Oriana Fallaci

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Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

C’era una volta una bambina a cui piaceva la cioccolata.
Però più le piaceva, meno ne mangiava. E sai perché?
Perché un tempo ne aveva mangiata quanta volesse. Il tempo in cui abitava in una casa piena di cielo che entrava dalle finestre. Ma un giorno s’era svegliata in una casa senza cielo. Dalle finestre, poste quasi al soffitto e protette da una grata, si vedevano soltanto piedi che andavano su e giù.
Si vedevano anche cani, e lì per lì era un piacere, perché i cani si vedevano interi: fino alla testa. Però subito dopo alzavano la zampa e facevano pipì sulla grata, mentre la mamma della bambina piangeva: “Questo no, questo no!”.
La sua mamma piangeva sempre, del resto, anche quando si rivolgeva al pancione che le tirava il grembiule, e parlava a qualcuno chiuso lì dentro dicendogli: “Non avresti potuto scegliere momento peggiore!” Continua a leggere