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Quando un giorno verrete alla mia tomba
non bussate come solita è la gente
accendete la presenza col silenzio
mormorando un perdono controvento
fra le gore delle siepi.
Fischiettando, rallegrerete i marmi
con l’olio della lampada sul capo
versato a goccia piena, d’abbondanza
per rischiarare il tempo già accaduto.
Quando verrete allora alla mia tomba
cingetevi di lino i bei pensieri, e i sandali
che siano vecchi e sporchi
saranno loro a raccontarmi i vostri viaggi
flettendosi sull’erba come giunchi.
E quando verrete tristi alla mia tomba
portatemi gli affanni come dono
saprò tagliarne il peggio limando le preghiere
lacrime anche a foci per questi fiori chiusi
il grigio dei capelli raccolti dai guanciali
e ciò che fra le tasche v’importuna

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