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Escher, Relatività

Escher, Relatività

Sotto questa terra scorderemo i corpi
l’attenzione fragile dei ciechi
la distrazione insonne, le feste, le frasi e gli spaventi
l’iride sbiancata, il ridere insensato, la sete e la viltà
l’osare delle unghie e la tristezza
ché i corpi sono niente, al gelo come al sole
risacca fra le ossa, i corpi sono niente

Come restare, legare il fiato sospiro e poi cantarlo
indenne al duro amare
sui davanzali di spinosi gigli e di alberi cremisi.
Come trovare il cielo, l’impronta degli agnelli
e il manto celestiale, seduti accanto ai debiti bugiardi.
Come svegliare il passo, la tenebra e i profumi
i gesti e l’innocenza
strappati come fiori ai modi dell’inverno

L’incolumità delle cose, attese prosciugate all’indolore:
deserti, colline, nuraghi, coltelli
sciacalli, dirupi e mura antiche.
Invidia ai sassi, ai grappoli trebbiati
ai ceppi taciturni nei camini
e ai marmi senza carni e senza vermi
così prudentemente sordi al mietere del tempo

 

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