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La scoprii così, la morte
quell’ancella martire che ci siede accanto
con i denti incerti
un giorno che fu nulla o grido di preghiera

Cenere fra gli arti, la nuca come fossa
la revoca del tempo e la pretesa muta
per questo corpo che di noi si appropria
come se dovesse darci ragioni e volontà
con la spinta ardente delle dighe

La incrociai così, negli anni del perdono
e degli ulivi appesi, chinati alle pianure
nei giorni in cui il silenzio mi covava
sprangandomi lo sguardo e la parola

La vidi così, mia ospite fedele
davanti ad ogni strada
cordiale e pertinente come Dio
ovunque io guardassi
e ovunque una risposta si perdesse

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