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Immaginate il percorso naturale che seguono le foglie fino all’ultimo istante. Durante il viaggio delle stagioni alcune maturano ferite dal sole, altre dal vento, dalla pioggia o dal gelo, molte di loro scivolano in silenzio prima dell’inverno, e altre ancora precipitano stroncate da eventi fortunati o meno che, in ogni caso, hanno contribuito per prepararle a ciò che noi chiamiamo comunemente morte o compimento. Anche la poesia a volte somiglia a una foglia, a una singola o a miliardi differenti che a intermittenza, lentamente, dopo la creazione finale, s’interrompono per sempre come storie irripetibili. Ogni pensiero nell’infinito dettaglio che concede la ragione è sempre irripetibile. E così, ogni sentire.

L’antologia poetica “Voci dell’aria” mi ha suggerito quest’immagine simbolica con una variante inversa.
Mi piace pensare alle curatrici della raccolta come fulcro essenziale di quest’idea.
In perfetto equilibrio hanno soccorso le foglie, una per una, per condurle nuovamente ai rami protesi in alto verso l’aria. Grazie a loro le nostre parole non si sono spezzate in solitudine, ma hanno ripreso forma per una conclusione corale salvifica. Ed eccole quindi le “Voci dell’aria”, come tante foglie palpitanti, attaccate unite, a dispetto del tempo, all’albero immaginario della pluralità come moltitudine armonica.

Grazie infinite, a voi curatrici dell’antologia “Voci dell’aria”:
Simonetta Sambiase, Federica Galetto, Gabriella Gianfelici – Associazione Culturale Exosphere PoesiArtEventi

Marina Minet
12 dicembre 2014

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