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 fotografia di Marina Minet

Gennaio, caparbio fermento
l’istante che nutri fa eco sopra i fuochi
cordiale avanti e grugno dietro
fra i ceppi condannati e i calli da giurare
riporta la sembianza d’ogni scena
lodandosi schizzato sulla tela – freddo proclamato

*
A chi le braccia piene fino all’ombra
annunciano le culle da temprare
in questa fossa di gelo e di pudore
che a notte brilla risuona febbre e ardore
spegnendosi a buon grado l’abbondanza
*
Le cortecce disertano il presente:
intatto in fronte a loro –
il gesso del Cristo da ovattare
per segregarlo in coro mito e acerba delusione
di fedi srotolate stanche sopra i tarli
*
I greggi con le serpi – amandosi preghiera
vanificano a turno miniere di credenti.
Le sviste e poi gli esempi, le crune da mirare
avvolgono passivi
gli angeli costanti e le ali da incendiare
*
Gennaio lontano così – del non ricordo –
aveva l’inespresso e patrie da sudare
quando le voci miste scorrevano a fierezza
ripopolando ai viali le bocche del lamento.
Farine romanzate e chiassi d’urto
valevano la veglia offerta al sonno
prima d’assordarsi impronta di memoria
sul letto del grembo da fiutare
*
Così com’era allora – più non è tornato –
gennaio gloria e pena – la nascita da accogliere cancrena.
Gli abeti in sepoltura sui gradini
e l’esodo di Dio riposto nervo e semina fidata
da messe riverite senza falci
protese -pane e lingua – scordate d’avventura
*
Gennaio così – del non ricordo –
mai forse ha spento i lumi e gli indici dei sensi
con le criniere a pezzi e i lacci aggrovigliati
abbrustoliti corti e appesi oliati
prima delle luci traviate sulle nevi
quando il tatto al bruno albore graffiava spirituale
*
Gennaio è tutto un grumo e il fine, l’esclusione.
Da ieri a oggi, la destra e l’altra stretta – confortano gelate.
Di strada in cielo l’azzurro spiega il verbo
e l’anno schiera svelto l’altro inverno
zerbino impreparato e imperfezione:
futuro da eternare prima dell’avvento

08/01/2009

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