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Addormentarmi ancora, soltanto sempre, sì.
È questo che ora voglio       e poi lo rivorrò
per vivere estraniata la fatica
d’esistere nel fango.

E invece no. La veglia è pronta al giorno
tagliando pure il grano
ed io non so invecchiare in un momento
per seppellirmi qui        dove la mia assenza
vi parlerà dei boia cui ho sorriso
col peso del mio volto.
Mimì vivrà per voi,
per voi che vi cibate di carni senza fiele
scucendole all’invidia,
il breve d’insegnarvi i debiti del cuore

Eccolo il mio pianto, la sete che ululate
sarà così pagata
e gli anni della gloria non conteranno lodi
per contestarvi i denti.
Mimì che ascolta e pensa
Mimì come la notte
uguale all’ombra estesa che mai sia
dinanzi al vostro vanto, grasso e in festa
dinanzi al vostro umore quasi eletto
ai piedi della buona umanità.

In me nasce l’esilio, in me quasi deserto
il branco va fuggendo, stringendo sputi e lame,
e mai la sua pietà.

Il sale sulla lingua è il vostro nome
e i mari lì a nutrirvi sono troppi
per me che andando canto e vi perdono
pregando un altro cielo

[Dedicata a Mia Martini, 22 aprile 2014]

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