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Mi hanno sottratto un nome.
Ed io che lo indossavo lo sento ovunque addosso
schiacciato in mezzo al grembo e nel respiro.    

Mi hanno sottratto un nome
gridatelo alle stelle
ai giorni e alle rovine fra le ossa
che sento   innominata.

Mi hanno sottratto un nome
il fianco e la parola per reclamarlo ancora
quando le mammelle, grondaie del mio pianto
traboccano di latte.

Mi hanno sottratto un nome
ed io non so chiamarmi
inutile a quel nome
né so trovare un luogo per scordarlo.

Chiamatemi in segreto
il tanto di un istante per allevare un cuore di pietà
votato alle radici

Chiamatemi madre, senza crepe né detriti.
Come il mare chiama l’onda e le correnti
avvolgendole di sé.

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