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È del coraggio il verso più sincero.
La mimica del polso sfoglia il senno
disarcionando il caos, qual sterile giudizio
ragione alterna di guerre spopolate

Il cielo impera per chi tralascia il sé
vivendo in altri passi l’agonia, e il vento come svista
lo respinge
mentre il pensiero fugge
a guardia del nonnulla

Voi che seguite greggi come pani, delimitate i fiori e le radici
e il volto vi scompare, vedete,
espresso senza specchi sembra quasi
un’altra cecità
sovrana d’imposture

Supplica agli occhi avuti dentro il latte
per mietere le maschere in avanzo
la polvere intrattiene il suo avvenire
e il nervo slitta puro come il fango
dove il sembrare piange

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