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la tenacia del nulla ci sorregge, talvolta,
questa stanchezza indenne alla morte
come una ferita imbalsamata
che a scavare loda i graffi

crogiolatevi bambini, dentro il ventre di velluto
che di breve vi culla gioiosi,
ché crederete di mentire, un giorno
in questo mondo voglioso di volti
amabilmente offerto dal vagito che attecchì
su vostra madre.
è fortuna la dimora che sfregate
è la valle dell’ignoto che mai più farà assopire
l’incendiaria cognizione

la speranza v’ingannerà domani,
grazia di fango e semi fra le rughe
s’intratterrà scaltra, evanescente,
contrariata a morire
prima di voialtri

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