e se ho smarrito il cielo, mi costa cercarlo
giurare il sole ai fiori che verranno, malgrado le ferite
di tutte le stagioni.
la terra in fondo mente, servile fra le mani,
è colma d’altri nomi
spolpati in grazia ai rovi

morte è sperare, pesare il fiato in gola
abbandonare i lutti e gli arti stanchi
per chi frammenta gli astri e ne fa sterco
prima della messa
datando la pietà

pena è sperare, offrire gli occhi al buio
dove le budella rimangono sospese
indifferenti al sangue, incatenato ai chiodi

lotta è sperare, accendere lo sguardo,
pregare le candele affievolite
ignare del dolore accanto a troppe fosse
scavate dal maltempo

vizio è sperare, murare le campane d’ogni festa
e farne attesa in serbo
da raccontare postuma o sfinita
alleggerendo ancora, fatica su fatica

e vogliono ragioni, elogi e garanzie, i bari maldicenti
ai culmini beati, al fare francescano
tre minime parole, la superbia, e una lama di spalle
da intingere dolente, predicando l’amore

e se ho scordato il cielo, mi opprime nominarlo
sognare ancora limpide le ceneri e le parole a brandelli
che gli anni sanno sfare, come il vento,
piegandole all’esempio della sera

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