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di quale pensare m’avvolgo
arginando le virtù senza fiatare,
ricolmando i vasi che ai deserti verseranno
la medesima pietà che ieri ero

è la quiete non conforme che mi darà l’addio.
le crepe dei silenzi
conterranno le lacrime del cielo
per innaffiare in lode i fiori in pietra

e se l’anima s’avventasse a replicare
esibendo lo scompenso dello sguardo
sarò sorda fra le ortiche, buio e sangue,
accogliendo l’impronta dell’inferno
come se abitasse la mia pelle

sarà così che chiuderò il mio canto,
rinsecchendo le pianure sotto il passo
quasi a grazia d’altri luoghi,
per vivere in ginocchio
l’esultanza degli uccelli

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