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è la fluente verità che arretra,
l’ennesima parola va a marcire
e se i morti vedessero la strage
darebbero l’assenza anche alle ossa
frustando i vermi in carne come servi

fiorente desiderio che ritardi, dov’è che uccide un sogno
i petali di ieri oscillano compiuti
disorientando i fiori e il vento
creduti dalla luce rarità e amata consonanza

se siamo tarli è il legno che consente
finché saremo forza in avaria sotto le stelle
intenti ad ammirarci da lontano
governeremo maschere abituali
immuni alle virtù

e noi gioiamo, cantiamo come coro senza assolo,
le favole banchettano illusioni
quando è sera
e impregnano i valori d’apatia
soltanto per nutrire di pietà
gli specchi che macchiamo

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