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dove chiama la colpa come una sorella
la fonte esatta della sua imponenza
è un volto appeso
inspiegabile e lontano
come le opinioni che confondono i bambini
quando le nevi smagliano il sole
senza mai scaldarsi

dove beffa la colpa
dove spranga le altre voci
dove batte le sue fosse per zittire
il silenzio che riscatta la coscienza.
di queste braccia non conosce presa
né il giusto di sentirsi passata
come una moneta arrugginita
spesa dal maltempo

dove dorme la colpa
indicatemi la strada del suo sonno,
è la testa che la segue
non il corpo,
la ferita insanguinata
la potrebbe incenerire,
consistenze innanzi agli occhi,
verità, nostalgie quasi rancori
annodati in coro all’alba

la colpa è un arto atteso, l’imprudenza della gioia,
una cellula indisposta a raccontare
la memoria che tradisce le radici.
eppure sono stati, i giorni, le forze, il vero e le falci,
tutt’uno,
e le labbra hanno frantumato il vento
e tutte le nature prevedibili
per stanare il chiasso del dolore

dove scava la colpa, dove trova,
dove versa il pensiero e la purezza
intrecciandoli diversi.
di colpa gli occhi, la bocca e il cuore
curati come allievi e volontà
d’esser ragione fino a liberare
l’ultima parola che dirò

dovere è la colpa che apprende il nostro passo,
roveto a punzecchiare scheggia i verbi
mal pronunciando l’indice dei sogni
stimati appena un collo sotto la testa

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