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per questo via vai di presenze
ripongo altri ricordi senza lodi.
certi giorni
troppi corpi, non hanno visto danze
né feste di sorrisi a schiera
come se i sepolti gli fossero davanti
certi volti, riflettono cancrena.
quanti ricordi patiscono il respiro
e niente basta a incenerirli
neppure la vendemmia per divorarli incolti
sudandoli a metà

è un sepolcro la mia bocca
la parola la scolpisce
osservandola incapace
anche nel pane.
se mischio le mie tregue
non vedo l’avvenire
né credo all’orizzonte
imbroglio eletto al sole

un ossario per le ferite
riserva d’ogni nome
domani si farà.
gli odori ingrasseranno le pianure
e i battiti e i crateri, e i vasi e la capienza,
e l’acqua dissetata a stampo delle gesta
datando la pietà che assembla il vento
a scroscio sotto i bulbi – mai guanciali

s’intende la mancanza citando l’infinito.
le rughe come balia, smentendo l’immortale
sapranno incoronare un solo giorno.
un giorno uguale agli altri
che all’ombra spoglierà
anche le grida dei più silenzi stati
in cambio di una sentenza vuota

quel giorno, fra le stoppie dell’inutilità
gli spiriti si giocheranno i cuori, intimoriti,
e chi perderà, prima della resa
vedrà il cuore dei vincenti
appassire
come le rose fra le spine
del tempo

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