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Voi che avete dentro le attese dei rosari
v’inorgoglite ancora a giudicare il cuore
pregandolo bordello di strada in strada, ovunque

Avide serpi, insetti d’inclemenza,
murate la fatica per capire
l’unico libro che vi deborda in testa
l’inabile coscienza

E siete tutti in veglia
a piangere i morti come le carogne
non vi chiedete mai se il sole onora i fiori
prima del germoglio?

Muta è la parola che porta alla pazienza
domani è un altro giorno e un altro inferno
da deglutire piano
così per non scarnire l’inganno che ospitate

Era dell’acqua la corsa valorosa
la ghiaia lì a servire la pendenza
incolta conficcava il fiume e il vento
dinanzi al freddo mare, ingenuo sotto l’onda

Il mio nome è rinuncia, dovuta noncuranza
e il pegno che ora spero è solo un dubbio
perché se fossi folle a dire di voi altri, l’omertà,
e questo puzzo antico che bendate
io loderei col grembo le vostre vene salve

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