candida vertigine, non offri altro che respiro
e tutte le mattine fino al buio
i sensi fra le ossa avvertono il tuo umore
ungendomi la fronte della fede

perché se ieri ero l’altrove, adesso
guardo gli astri dell’ignoto schiarendo la follia.
non piangere per questo, declina la pietà
e soffia fra le mani l’avvenire
scandendo l’orologio del tempo che rimane

prego così, ostile ai rami spogli
disegno la tua voce accanto agli usignoli
accanto ai semi colmi di germogli
fioriti ad abitarti

sebbene il gelo preservi l’illusione
non è il destino che calza il nostro andare
né il passo dipanato sopra i rovi
ma è il duro delle corse
battute ad occhi chiusi

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