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lo sguardo uccide, di tanto in tanto
guarda e incolpa
il paesaggio menzognero che s’inoltra fra le ossa
come un gatto dietro a due budella

sviscera a frammenti anche l’asfalto
questa luce sofferente.
dovresti morire per offrire sorrisi,
assentare le idee,
cancellare la memoria del principio
d’ogni piccola allegria
e piantarla dentro a un vaso
traboccante di veleno

ché di nascosto limano fra i denti la bellezza
per scalfirla sopra e sotto,
nell’immobile pigrizia della resa
allestita per dovere

cosa dire delle strade e dell’orgoglio
siamo inciampi ripetuti e volontà
quasi a farci carne e sangue
mentre il fiato addenta gli anni, nonostante

la parola perde il vizio, stagionando insieme ai rami
e di supplica si forma accanto al fiume
giorno e notte
annegando il cielo e la sua fede

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