di tutte le difese non so il bene.
quando osservo l’autunno senza lodi
avvizzisce ogni rimorso.
tutto al tutto e niente al niente

arrivai alla resa dei vinti, e ciò che appresi
fu l’inutilità del sole.
le ragioni dei martiri codardi
condannati dal giudizio mi divennero torpore

di giorno in giorno la resa offende, il nome, la voce, l’attesa,
quando il viaggio non ha strade da voltare
assidua offende, scarnendo anche il gesto più caro
per delegarlo degno dietro l’eco d’altri corpi

chiara è l’essenza fra le miserie
chiara e frantumata come il grano tramortito dal mulino
pronto a sfarsi in disunione
spogliandosi di sé come di Dio

un’allucinazione vana, sepolta,
la ragione quasi danno.
fra le ultime ubbidienze è questa terra
con i giorni da servire in lamentela
quasi fossero macerie da ammucchiare
o profeti della sorte

per la gloria dei vinti, sconto le opinioni e canto all’ombra
il rigetto del pensiero è la forca della lotta
e ora a tratti graffia il senno
blaterando la giustizia della colpa

non guarite le paure, non le unghie, né le tarme dell’orgoglio
siamo foglie da sterminio oscillando la pazienza,
siamo volti disattenti per stazioni
e miracoli mancati.
non salvate il passo per la sera
non smentite la lingua nel silenzio
e sudatevi il respiro fino a odiarlo

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