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Dell’odio s’apprende il taglio
La scucitura della lingua
All’urlo muto concimato sui gerani.
S’apprende linea di vibrazioni oblique
Nude alla gola
Come mitili a figliare
L’intenzione infame

E fu ricamo il silenzio nel fermento
Una tela duttile di nodi
E io non dissi.
Mi congiunsi infrangente alla pietà
E non erano termini alle spalle che vissero
Quando volsi sdegno ad azzannare.
Solo una mano
Curva in nomina all’eccidio
Già premeva il vuoto dei canini
E mi comparve origine di bile

S’apprende lo sgomento
L’ira meretrice che allatta l’indulgenza
Ardendo il labbro reso all’espiazione.
E l’assedio
Del muscolo disdetto in pulsazione
Leso al seno e lapidato
Al massacro che concorda lo stendardo

E avvenne la trafittura
Lieve come una promenade a maggio
Che al sole vanta il pesco
Per poi linciare al vento i petali
A farne piaghe attinenti alla stagione.
E fu molestia l’evanescente sangue
La sfioritura si dubitò fitta e scarseggiò alla pioggia
Senza rimandarsi ghiaccio una presenza

Dell’odio s’apprende l’urto
L’erosione fra ciglia spezzettate
Di un nome ch’era dio
Fra scavi di sgarbi dislocati
All’appiglio di seguirne una condanna

L’indice indicò le mani arcuate all’artigliata
E si promise palmo stanco in aratura.
E spuntò prospera la rabbia,
Come grano misero alla grandine.
Catartica in pesantezza
S’incenerì premessa
E il fumo pingue alle narici
Unse acconto di rivalsa

Dell’odio s’apprende l’incremento
Il ventre della terra che invoca puzzo al cielo
Spartendo a croce scannatori
Sgusciati lindi al fango
A diffamare

Spalancai la bocca e accolsi lo stupore
Il ventre disunì le costole
E mi balzasti fossa
Versandoti dentro
Come scheggia ignara alla lesione
E nella crepa t’inventasti aborto
Prodigio in decomposizione
Al tanfo di verbi riciclati

S’apprende scissione immateriale;
Il gradino all’osservanza in cognizione
Che ruzzola inatteso
Dal basso che ficca a rinforzare
Un dito sull’ugola calcato

Laute all’albore
Due falangi spartirono più gesti
In equazione
E il torto invertì espressione
Mirandosi al divario l’imparziale

Dell’odio s’apprende il perdono
Che spinge una preghiera recitata
Al sacrificio di pestilenza e fama In liturgia
Di patiboli irreali
Sospesi a tralasciare

E non colse ossa la bonaccia nel rimpatrio
Né ulivi per posarci oboli cacciati.
Lo schiocco del collo cullato al pentimento
Fu ripiego vagheggiato
Anestesia al rimorso
Catastrofe dissolta all’occhio cieco

(da Le frontiere dell’anima)

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