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Del mio nessuno che conosco, onoro il sangue.
Le carni a ricoprirlo preservano il tepore
E frenano l’orrore degli scempi freddandosi l’istinto.
Del mio nessuno che contengo
Avverto l’urlo prima dell’albore.
Un sibilo continuo quanto il vento
Prima d’indorarsi fiato perso.
C’è un termine che segna il mio nessuno.
Un polso irrigidito verso l’alto
Con l’indice sospeso.
E non mi duole la fissità all’evento
Quando ai colori spargo il marcio
E stempero le piaghe nel contempo.

Nel mio nessuno ancora sopravvivo
E inverto il tempo
Sapendomi lontana
Ancora feto
Senza risoluzione alcuna
Perché ogni fine patisce del principio
E la sembianza finisce con l’intento

19 gennaio 2008

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