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Infinitesimale è il mio giudizio, sintetico e scarnito
Non ha più guerre di dire e niente più da dare
Se non l’implorazione che fiuta il ventre ai morti
I morti senza colpa

Dimessa la ragione, non pulsa indennità
Arresa in fondo al cuore
Rastrella dai pensieri la deriva
E il resto stringe il vizio del rimando

La nomina del tempo è la congiura
I mesi come gli anni
Declinano l’urgenza
E cadono a rilento, diseredando i sogni
Scomparsi nella veglia

Infinitesimale è il mio giudizio, ucciso e addormentato
Dispone già il perdono
Di tutte le ferite che mi avranno
Di giorno in giorno, ovunque
Quasi pasto

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