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hai davvero temuto la morte
ne hai scacciato il cielo più remoto
abbassandoti sconfitto
pronto a fingerti immortale

e invece sei partito
hai sudato il pudore dell’addio
con ingenuità bambina
fino a piangere invecchiato
quando il peso era l’amore

eri quasi tua terra conservandomi l’assenza
eri il martire mai nato con le labbra offerte al mosto
quasi cesto fino all’orlo

lui mai apprese le tue ire
l’oscillante volontà che muore al gesto
per non muoversi deforme
già perdente

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