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È un gorgo la morale
Il viale che sfioriamo
Distanzia i nostri affetti e li consuma
Formandoli padroni.
In una sorta di giudizio in fasce
Rivendono l’insulto
Prima d’impegnarci al banco della colpa.
E noi bracieri e spalle, abbiamo così poco da bruciare
Freddandoci le ali
Persino l’acqua cola oscura e si fa lenta
Con le budella che a noia rallegriamo senza sete.
Chineremo l’iride a seguirli
E ciechi vagheremo a consolarli
Tra i cocci del mattino persi a offrire
La lapide dei sogni

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