era l’ordine lo scempio, la fede sempre in posa
e il calco della resa sotto gli occhi.
raccogli questo verbo, vita,
la verità deturpa ma spinge largo il passo
rendendolo capace d’abitarti.
quell’ordine impreciso tradiva anche la luna
e il cielo non piangeva a consolarla
deluso dal suo lume coscienzioso.
cos’era l’imprudenza, cos’era la pietà,
I prati a primavera erano spogli
amanti dell’inverno insieme a lei,
a lei di gioia inferma che nulla pretendeva
murandosi anche il rito della voce.
e ora che l’ordine è svanito, sorride ovunque cade
succhiandosi dal sangue le ferite
per non scordarle più dentro i lamenti.
quell’ordine era lei, ovunque circostanza,
dispense le sue braccia, amavano del pasto l’esclusione
la sua sottomissione dettata dell’istinto.
talvolta ricompare quell’ordine invariato
mostrandole obbedienza e carità
dove la morte ha il seno e gronda pace

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