Dannata sfortuna
Non ha radici la fresca stagione
Cade improvvisa poi secca a rilento
Arando le spine alle rose emigrate

Non brucia più gli anni
Aspetta le stelle, la notte fedele
Ché gli occhi hanno un luogo
Un angolo buio per piangersi amanti
Di un battito eterno

Dannata fortuna, non dare presenze accanto all’angoscia
Non dare la sabbia da aggiungere ai passi
Spaesati a dispetto del viaggio sbocciato
Che mai sfiorirà

Io canto l’attesa, la foglia e il suo impegno
La fede assente e la rondine in volo
Ferita in partenza, d’inverno a restare

Verrà la bontà, il busto dei fiori
Sarà la ragione sudata e precisa per darsi al silenzio.
L’ultimo gesto che stringe l’istante
E altro non sa
Se non l’interezza che sogna anche il cielo

*

Sorreggimi parola, reliquia mia adorata
Io ti ho succhiato il ventre
Sguainandomi la spada del pensiero, ferendo verità

Scolpisci la pietà come il perdono
Le magre schiavitù della speranza
Saprò trovarti ovunque, braccandomi le labbra

Chi ero di frontiera, dov’ero freddezza
Limando le tue perle per la prosa
Dei secoli risolti in avaria, sfidando libertà

Promettimi il ritorno, domani o quando eterne
Le luci schiariranno le virtù
Che nutro strette al fiuto

Mantienimi sincera, orgoglio senza lode
Felice d’esternarti come un chiodo
Curvato in mezzo al cuore

Abbracciami a brandelli sempre in lotta
Tu sei la tregua in corpo
Lo strato della vita appena smossa
Disposta ad abitarmi le promesse

*

Accolgo le valli
Le innalzo grandi scoprendo che posso
Che riesco a toccare le mete essenziali
Identiche al sole.
Il buio mi fugge, invade il conforto
La quiete e il giudizio

Insegna l’amore
Disegna gli istanti solcando la pace
La gioia immune sommersa dal bene
Che dà l’infinito suo volto

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