Tag

schiarendo le lacune per avermi
odiavo le mie mani
al tempo dei fiori sradicati
quando i prati soffrivano per me
e il sole sembrava una leggenda

a tratti il cielo, le nubi, e accanto anche la nebbia
freddavano la vita senza scudi
dinanzi al cuore mio dimenticato
al pegno di un’amara indifferenza

se solo le mie nausee potessero abitarmi
mi avresti di condanna all’infinito
e le rondini vivrebbero d’inverno
le piogge torrenziali fra le ali

il boia, la tua voce
non sa degli anni assenti
– datati in un bicchiere –
versati senza forma col mio nome
sudato per ararmi somiglianza

incolpi e non osservi, non lodi questa meta
le vertebre alleviate
mai sazie di scagliarsi fra i tuoi passi
scandendo cecità

vuoi sfoltire le fatiche di cent’anni
come foglie sanguinate dal destino
vuoi additarmi larva e crollo
applaudendomi parola decomposta
o premura d’altri tempi

come un sasso nel dirupo
io rimango sospensione a rimandare
oggi e sempre nel giudizio
la mia sorte è nell’orgoglio
vita o morte

Annunci