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Ho un dolore che sanguina vento
Su capi e frontiere flesse all’aurora del rimando.
Un volto istoriato a chiaroscuro,
Che fa le veci al sole
E un disordine che odora rotta,
Arando vele a Dio

E ancora il forse a scalfirmi
Che artiglia con unghie di falena
E ne divora sale all’ombra di panchine incustodite

Sono pioggia imprecisa
E mentre conto miglia infilo perle piane
Su fili immaginari tingendomi le mani di follia

Potete cogliere lacrime intarsiate su scogli
Come mitili arresi per farne maree
Dove il sempre posa sfamato
Un tratto che mai muore
Prima d’abbandonarsi sul mare

Luna
Parodia sbieca
Osservarti mentre inventi condanna.
Di questo cielo che ci slega
Potrei mangiarne curva
Se solo mi voltassi al tuo pallore muto.
Potrei plasmarne uscio
Scovando chiavi
Laddove barlume arretra al nome dell’amore.

Morirai mai, luna?
Spegnerai la notte fra le tue labbra al neon
E sarò scroscio nuovo.
Sarà così.
Lo sento.

Spirerai col fiato del silenzio
E diverrò tua sposa rendendoti mia culla.
Libererò corpo da aghi senza crune
E scivolando su screpolature indomite
Vestirò nome freddo.

I turbamenti sono semi d’ortica
Ho terra incolta quanto basta a renderti sovrana.
Conobbi l’amore e ne inventai carni affamate
Per poi farne digiuno.
Vegliando torpori in balia di diluvi
Ho intinto pane su labbra di mimosa
Sentendo accordi nudi.

E non so dirne pena
Se questa mi è di grazia
Né so scompormi fitta
Se in questa ho divorato miele
Creandomi respiro

E che d’amore se ne parli ancora
Che se ne dica sangue,e vizio, e torto, e offesa.
E se di morte si dirà,
Bussatemi le ossa
E puntate a bandi in mostra d’inchiostro vaneggiato.

Che possa averne tralci
Di questo mio sfiorire su semi circolari.
Fiotto per ungerne esordio
E vampa per ravvivarne fuga.
Che sia sempre replica per poi farne principio.
E se mancarmi ne sarà balzello
Rinascerò selciato per svolgermi stagione
A partorirmi fiato.

Dammi l’istante luna.
Dammi l’attimo che serve a non svanirgli.
Quanto basta a ritrarmi vera.
Il tempo di una luce fiocca scialba.
Un avanzo ad infilarmi dentro
Per offrirgli mosaico di rimpianto.

Dovrei sbocciare nel deserto come rondine
Prima d’andarmi oltre.
Dilagare l’alba del suo odore fino a farne sabbia.
Con canestri allestiti all’esodo
Trafiggerò il mio dire cavandone poesia
A farmi cosa viva

La luna spira.
Cullando a rilento cortometraggi illusi
Cola quiete su accenni insabbiati in verticale

Dal basso, a fissarla un pierrot accecato
Sorride chino
Spegnendole confini

(stesura 2005)

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