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La terra dei sentieri bagna i sensi,
Fierezza appartenente quanto te
– arandomi le mani –
Alleva senza inganno le stagioni

Abito la terra dei viandanti,
La meta dei rimpatri
Dove le madri accettano gli affanni
Temendo la tristezza dei gerani

Precarie le vallate – sorreggono ogni piaga
Franando l’equilibrio del tramonto
Sazio di treni e pianti

Guardano altrove i santi
Stracciando le preghiere dei lutti secolari
Non sanno più capire né aspirano a sanare
La resa dei poeti abbandonati

Mucchi di sforzi in tasca
A dirli ghiaccio il cuore
Scoprendo somiglianze per amare
Foci di verità quasi prigioni

Rughe e altri doveri offerti al pane
Lacrime in rovina da lodare
Strade offese all’alba buia impronta
Quando anche il ricordo le somiglia

Tempra in sacrificio bacia il tempo
Incarnando il senso dei sepolcri –
Delusi dai suoi figli diradati
Fin dove l’avvenire non ha età

Luogo d’imponenza solitaria
Tu conforti il cielo fra le nubi
E insegni le ferite
Piovendo sull’assenza il tuo perdono

Gergo è il tuo mutismo,
Trebbia lenta in gola e umanità.
Grido in abrasione
Solo e inascoltato insieme ai sassi

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