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[ Oggi la quiete ha perso il significato assoluto del suo valore. Il concetto che rappresenta non può esistere dove l’orrore delle guerre spranga gli occhi dei bambini. L’ambiguità rende lode ai ruffiani e tesori ai ladroni. Se devo accettare tutto questo, io mi rifiuto di amare la quiete. Una poesia denigratoria per la quiete artificiale che spesso ci portiamo addosso ignari, stanchi o incapaci di lottare. La bellezza primordiale della quiete non morirà mai, e forse saranno la ribellione e il caos a riportarla indenne, così come il cosmo la creò disgregando le galassie ]
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Compone la grazia d’ogni istante
Vestendosi di sé
Là dove la realtà porosa inganna
Vezzeggiando i fiori al sole
Prima di bruciarli

Teme gli opposti
Contrarie brevità
Nevischi e fiamme insieme
Indomite incostanze
Oracoli e missioni – difficili credenze
Dilemmi e spiegazioni

Ci sono terre che hanno troppi sassi,
Balbetta, a volte.
E mentre inciampa, ha l’impressione di sciuparli
Conscia d’offrire carità
O di vantarsi eterna nominata
Premiandosi di rare tolleranze

Sogna ciò che ha – scenari e commozioni
Indifferenze e cure,
Lei stessa è il suo paesaggio, la lacrima soppressa
Il marmo sulla fossa e il fiato sull’altare.
Possibile variante
L’incanto della creta che tutto può ritrarre
Esclusa la ragione

Onora la discolpa nel perdono
E forse le dà corpo
Cordiale come il pane fra le labbra
Che mai si può negare né odiare in penitenza

La quiete ha vene agiate
Bandiere da applaudire e tralasciare
Lamenti e fratellanze
Da consacrare singola omertà

Depone gli occhi. Muore pazienza.
Sosta intermediaria di nessuno
Scusando anche la morte
Mentre il fumo dei camini imbastisce i tetti
Per le ossa della sera

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