Tag

È il verso dell’essenza che frantuma
Questo andare fanciullo che scongiura le guerre
E tutte le risorse a strazio appena umane
Direzionate all’ombra, dove le maniere ignorano i lamenti.
Siamo prove assenti, manna regalata ai porci
in fila come lumini sopra ossari scordati
Aspiriamo a illuminare l’universo
Traboccando d’utile bontà

Morire di stenti, ecco il mio rosario.
Franare a picco lungo le pianure
Infangate dal nodo della tolleranza
Per cominciare a urlare sciogliendo la ragione.
Vorrei ricordare il sangue come una lama
Un rantolo che a sfare dà veleno
Per annunciarmi viva in una fossa
Derisa dalla fede che agonizza
Mia nausea la speranza

Svegliatemi defunta, sempre,
Stracolma di perdoni intorno al collo
E fiera, tangibile e invadente, devota a un sogno folle.
Non nascerò mai più.
Inchioderò le suole che ho graffiato
Vagando senza torti fra le forche
E negherò il mio passo incerto ai bivi

Questo dire fanciullo, viene meno al paesaggio
Scorre vene lontane
Rovesciando la voce, e l’impero dei gesti.
Un crisantemo, almeno, labile accoglienza,
L’ordine cordiale delle cose.
Cimeli sotto gli occhi, impegni tramontati e mani vuote
Grondanti d’ideali

Annunci