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C’è per ognuno un rovo da impugnare
Un’esile fortezza e un pianto in fasce
Da rendere ai domani.
Altro non è la gloria che ci avvolge
Per perdere la resa del destino
Dove gli uccelli tornano invecchiati

Cos’è un confine
Il limite che a volte rigettiamo
E già annidato in gola
Respira la realtà
Un sogno o un ideale
Un dire che a scandirsi sgorga vero
Sincero come il latte d’ogni madre

Cruda fatica, miniera confortante
Accerta le tue carni e pregale ferite
Sapore oscuro, il tuo, del trionfo
Scalata che temiamo
Perché di noi reggiamo solo il nome
E il credo calpestato.

C’è per ognuno un rovo da impugnare
Sguainando la pazienza fermo artiglio
E siamo a tratti la voce che osa il gesto
Sfamandoci i pensieri come figli
Da non svezzare mai

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