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Apri la falce, levami il sole, le labbra in festa
Di un giorno faticato, inutile ragione.
È questo il gesto che taglierà la gioia
Quel senso d’assoluto compreso fra le stelle
Felici senza volto né sassi da remare

Che vuoi che sia morire, svegliarmi ruga insonne,
Sbrogliarmi dal sangue mi renderà sapiente
I prati ascolteranno la buona esuberanza
Fiorendo la partenza al non ritorno

Profumo d’alleanza, profumo di pazienza
Strappandosi fra i denti la rabbia in cui svanire
Mai guerra né avversione
Noi che di lama andiamo oltre l’azzurro
Sbiadendo tenerezze e vaste rarità

Castigo meditato sorreggimi la voce
Perché non ho parole scannando la bellezza
E a tratti le mie scarpe raccontano i dirupi
Profeti di domani

Alza la falce
La scheggia fra i pensieri diffonderà la notte
E incrocerò la luce soltanto a divenire
Impegno d’aldilà
Per non scaldare ancora queste piaghe

Ravviva la tua noia nel mio pianto
Sarai perdono scritto e cantico al destino
Io adesso sono e vivo
Finché la falce parlerà per sé

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