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È il vanto del legno che freme
Si perde il respiro a momenti
Vorace sul niente
E la morte già secca la gola

Diviso è il suo passo
Frapposto fra sangue e cancrena
a volte ci guarda impaurita
Per questo bisogno d’amore
D’eterne carezze, pentite agli abbracci

Se morirò cosciente d’argento viaggerò
Le piaghe nei capelli
Daranno appena un cenno
Un margine inviolato che forse riderà
Lasciando la penombra lì a pensare

La morte è il sogno spento
Un posto a teatro mancato
Un verso d’amore deluso
E un sorriso incapace

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