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Nutriva d’evidenze l’infanzia che mai fu
Il cielo troppo in alto marciva lontananze
Bendando un po’ ogni giorno
Lo stupore

La sintesi del corpo
Scriveva la fatica per orgoglio
Svegliando a notte fonda
La strage del pensiero

Ristretto era il giudizio
Vendemmia dentro al cuore
Fra torti e fantasie
Sul quadro della morte
L’inganno incorniciava

Lodava la speranza
Il vuoto più sperduto
Povere le stelle
E i giorni da riempire

Missione l’esistenza
Divenne ponte al bivio
Cercando di curare
I limiti del bene

Mia terra che non sai
Offrendo lutti ai rami
Perdona questa foglia che non può più oscillare
Né sa seccare invano.
Cancella le sembianze che ruppero la luce,
Riportale al divino
Come se le costole non fossero mai state.
Denuda la parola
Il luccichio del tempo e il suo massacro
Di cenere e sudore

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