Nacqui per errore nel mese di gennaio
Giurandomi le esequie quasi a dire
La marcia dell’inverno
Tiranno già incarnato

Ecco la verità che mi somiglia
In questo corpo denso d’intenzioni   
Sfratto le prigioni e la bontà
Per liberare un nome che sappia seppellirmi

Estinguo la mia voce e il passo la asseconda
Mostrandomi le strade in fila a scaglie
Da perdere domani

Conflitti come pesci, a prenderli son troppi
 Un fiotto fra le mani
Rifugge adorazioni 
Al mare alzato tomba

Fortuna questa cenere che all’ombra mi conserva
Arrotolando il vento e il suo patire
Feroci libertà derise alle fatiche

Murata avrò pareri da stringere fra i denti
Un lembo di capelli per non dire
Che a volte grido invano
Al buio impreziosito dal silenzio

Coltelli le mie idee
Ragioni a sbrindellare
Confondono soltanto il brutto vizio
Di vivere malgrado
 
Datemi le vene del giudizio
La terra come balia
E l’ultimo perdono da scolpire

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