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L’attesa è un morbo in fasce.
Un gesto immobile ancora da iniziare
Girovagando il niente e le sue mura
Lontane dal tuo fiato

Sono un piedistallo in volo;
L’altezza sopra il cielo arriva solo a te
Scegliendo la prudenza
Là dove lasci impronte

Le doglie del passato non sanno più di me
E il vivere sopprime l’incedere del vento
Soffiando la realtà
Di secoli smarriti

La mia follia ti premia
Aiuta appena in tempo perché nel tuo via vai
È lei la fuga salda
L’instabile preghiera fuggita dai rosari

Curami le mani
La notte le ha graffiate
Stanziandole incisione d’amara penitenza

Mai più risvegli in festa
Domani oppure sempre
Saprò che puoi ferire
Ed io non sarò più né cenere né vita
Né linea d’ombratura spegnendomi trafitta

Se fossi una pianura insulterei la pioggia
Il fango a soffocarmi potrebbe dirti meglio
La piaga che difendo.
E allora capirai
I fiumi d’impazienza che freno a denti stretti

Ho giorni da sudare
Al buio a raffreddarsi avanzano sconfitti
Salvando la speranza all’orizzonte

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