[ Sono assente. Feritemi gli occhi, la parola e le mani per vedere l’acqua a scheggia sgretolarsi. Vive sola, la poesia, dentro stanze moribonde o da ricordare infanzia. Indecente e senza sesso loda il gesto mai concluso per non sfarsi insanguinata sulla terra. Liberatemi il passo, non voglio più i calzari mentre il viale si dispone addolorato perché l’anima risorga al capezzale. È la morte che guida, quel non senso che dirada la visuale delle cose verso croci senza uscita. Verso crolli da murare recitati ]

Tu sei venuta a me come la lava in fiore:
poesia d’ascolto ora mi sei dietro
ed io che posso dire in questo fuoco
che mi riaccende a ore
bruciando l’attesa dell’incontro.
Ora io vivo.
Lutto fedele, voce annegata
a liquefarmi piena di chi solo
slega il mio ventre in alto.
La grazia non ha verbi né rimpianti:
celebra volontà;
parole offerte ai polsi del silenzio
in questo vuoto inchiostro
svezzato di passione.
Dura battigia
coriandolo assetato da lanciare
sfinge allegria a domani
concedimi semmai
sincere pergamene per scrivere di me
la bibbia dell’età

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