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C’è un privato cui badare
La pellicola dei modi non perdona stonature
Né trionfi
Da stanare senza guerre

Confinato, il paradiso,
Miete e cura la decenza
E noi invano ci crediamo
Sopportandoci l’istinto
Come fosse una condanna

Più non fingo
Le mie mani come prova
Stringeranno verità
Sotto il grano o sulla neve
Quasi a dire la stagione che non muore

Perché il vero avrà germogli
Gioie o chiodi
Anche il sogno
Dove appeso s’immedesima di tutti

Mi rivedo, qualche volta
Croce ingenua
Sanguinare sopra un filo di speranza
E ora so che non bastava

E non serve questa tempra
Quando i passi sanno il fango
Aspettando l’ideale di un momento
O di poche vite avanti

Chi a soffrire, chi a ferire,
Dove sono le mie spalle e il mio respiro
Quando scopro di morire
O di nominarmi assente

Mi risorge l’emozione
Forse è questo che conforta
E perde orgoglio
Seminandomi il pensiero nel silenzio

Io matura
L’esenzione e la colonna
La rivolta da sfoltire
Con la maschera in rovina e poche date

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