(Scoprimi la strada dell’angoscia
affinché possa sperperare al sole
questa pace che mi tiene in vita
al frastuono della gioia)
Nell’armadio ho scheletri che non ho mai nutrito
grassi d’emancipazione magra.
Maschere per stagioni inesistenti
e ancora non ho sciupato le scarpe
oltrepassando la curvatura dei se.

Non riesco a trovare la strada
della percezione immacolata.
I rivoli delle mie mani
hanno il sogno infranto
delle paure che non conoscono le tenebre
e la siccità dei gesti sanguina
la gloria della tolleranza a scapito.

Trenta crocifissioni di passi
non sanno del dolore
mentre
s-corrono assolvendomi le braccia
dalle doppie punte esagerate.
Ridatemi la luna con l’accordo del silenzio:
al viavai di un ritmo compiacente
la cullerò, fino ad intorpidirle
le vedute che l’hanno resa muta.

La metamorfosi stagionale
ha l’aridità della circostanza.
Più avanti dirò
presagio certo,
tempo lambiccato
in voltafaccia di meduse
bendate d’incoscienza.

Siamo il riparo al sopravvento
delle statue fragili.
Quelle slabbrate di nascosto
seminando lo stupore del distacco
al fianco di canali lacrimali.
E non sfoga
la finezza improvvisata
si evolve sempre replica
e il fiato
ha il sapore della considerazione
-martirizzata di calcare a s-costo-

Ritagli di teatri ricuciti
all’urlo dell’applauso muto
riempiranno tasche mai vuotate.
Assenze in dose al peso
acconsentiranno sintesi d’elogi
per riaversi nuove.
-cacofoniche-

Reggeremo le costole a Dio
estraendo
mosaici afflosciati
al solstizio della noia
e chinando l’istinto a diritta
rinasceremo ripicca
bussandoci ragione
per volgerci al rimborso del digiuno
-inappagato-

-Vagheggiando-

D’uomo sia fatta torre ed evidenza
retto
in perpendicolare edificato
sarà arato dal suo sangue
in lode al getto
dove vene dispongono vita
-la loro-

Il guscio della femminea
arrendevolezza
loderà l’epilogo
del non ritorno
in veste a coincidenze
fra veli in laccatura
lungo l’avambraccio osato
della genesi innestata.
-ricomposta in solstizio all’illusione-

L’esordio del riscatto primordiale
– Concediamocelo –
suggerà grembo
alla precisione sospirata
e fra volti riesumati da letarghi
a perdere
malgrado
a vincere
razionerà labbra prolisse
da tenere a redini
in altre carestie.
 
2003

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