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Piange la radura del silenzio, a volte;
C’è come un senso d’abrasione che perdura
E vanga smaltendo quel troppo d’impressione che m’indossa.
Troppe parole inutili echeggiano inespresse
Quando il sentire s’ammonta al peso fisso
E fa dell’emozione un friabile lamento
Di coro inascoltato
 
Ci sono voci morte che inneggiano la notte.
Ripongono le mani senza intenti
Tagliandone gli artigli
Arcuati da un qualcosa che scompare
E si fa getto e culla e luce temporale
Mentre l’oscuro spoglia e concretizza
La nascita inferiore
 
Come se le domande fossero risposte
E le risposte un niente.
Tensioni vaneggiate.
Radici sradicate senza il fusto
E in questo
Non fossero mai nate
 
Perché l’inverno non è pioggia solamente.
In essa s’incomincia e si consuma
Mancando per le foglie da quietare  

 
 
Perché sei nato tempo
Dov’è che nasci e muori
Del mio vorrei impregnarti  
Come se tutto sbocciasse e seccasse in un solo momento
febbraio 2008

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