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Del tempo s’apprende l’eco.
L’indulto della notte flessa al seno
bandita a illividire.
L’olfatto delle sviste regolate in fila
ricevuto ai rimedi concimanti
avvento da trionfare.
S’apprende l’ingorgo dei reati da affinare
con guanti senza dita né tepore
svendendoli in finzione

S’apprende l’occhio schietto
odiato pianta a cancellarci
lira valsa in contusione.
Il giudizio insediato;
la dose inodore alle mancanze
smezzando eversione nel contempo
d’insistenze coronate schiera

Del tempo s’apprende il movente;
il ceppo da colpire stelo predisposto roccia
spaccandosi dispensa consigliata
corteccia sia a bruciare.
S’apprende il fieno immortalato
e l’erba a farne strage
spronandosi dei calli la pretesa

E l’intenzione
sfibrata nei traslochi rimpiazzati
che cinsero negli occhi l’ampliamento
di popoli sguainati lama raddolcita
feroci a bisbigliare
l’arresto dei disastri

Del tempo s’apprende il breve;
l’uscita grassa di stagioni
dipanate polso isterilito
nei rintocchi.
S’apprende l’ esteriore;
la forma plasmabile di voci inalberate
scadute supponenza

S’apprende l’irrisolto;
la nebbia delle rese
insorte per scagliare
l’enigma da influire appianamento.
Il vento requisito guscio
sbriciolato su gole da inondare
lacrime rinviate

Del tempo s’apprende il riposo.
Il loculo rimosso
storpiato alle degenze
di bocche pretenziose da scolare
con l’indice virato penna inferma.
Con l’apice distesosi giaciglio
sfiorito intemperanza

Del tempo s’apprende l’ora.
L’oracolo inciampato riflessione
sfilandosi certezze contrattempo.
L’ingerenza del verbo sbendato
abbracciato costo da saldare
pagina a voltare
l’apparenza

Del tempo alfine s’apprende la scalata,
la neve estrapolata impulso
con l’inchiostro falce da piantare
tranciando miscredenze.
E la nozione, temuta sera brulla
scampando al nubifragio
l’occhiata immortala avulsa a proseguire

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